Un geroglifico (quasi) tutto europeo
Vi sfugge il nome della capitale europea più difficile da decifrare? Eccovi accontentati: Belgrado. Della capitale della Serbia o meglio, della Repubblica di Serbia, si parla poco eppure Belgrado è una delle città, se non la prima stando alle ultime stime, a vantare la vita notturna più vivace del vecchio continente.
Più di quanto riescano ad offrire capitali blasonate come Amsterdam, Londra e Praga. Strano a dirsi, ma la popolazione giovanile belgradese, sempre più alla moda, conosce ben pochi rivali in termini di divertimento, ospitalità e svago, oltre che di prestanza fisica e avvenenza femminile.
Una città che, come l'intero stato che la ospita, paga per la complessa storia politica degli ultimi anni, causa anche del non ancora avvenuto ingresso nell'Unione Europea. Sono ancora fresche le ferite inflitte dai bombardamenti Nato del 1999, durante la guerra del Kosovo, visibili in diversi punti della città. Punti in cui, però, è meglio astenersi dall'accendere la COOLPIX.
Belgrado, crocevia fra occidente e oriente, oltre che punto di incontro fra i fiumi Sava e Danubio, conta circa un milione e 700 mila abitanti, suddivisi in 17 comuni che, da soli, rappresentano circa il 3,6% dell'intero territorio serbo. Offre panorami eccellenti da fotografare, sia in condizioni diurne, sia in notturno, quando le luci della città si riflettono sulla superficie d'acqua dei due grandi fiumi.
Reduce di una dominazione turca durata circa mezzo millennio, offre al turista un mix di culture occidentali e orientali, la cui evidenza si manifesta sia nelle abitudini di vita (sorseggiare il caffè turco è per esempio un rito per i serbi), sia nella cucina locale.
Parlare oggi di Belgrado è come descrivere una donna dai mille volti, ma dal fascino indiscutibile e incapace, al tempo stesso, di far giungere la propria voce altrove, per attrarre occhi che ne restino ammaliati. E' questo uno dei motivi per cui ho deciso di parlarvene. Girare d'altro canto per Belgrado, con in tasca la propria COOLPIX, di giorno e di notte, può rappresentare davvero un'esperienza emozionante.
Il fascino della città lo avverti quando passeggi per le vie centrali (municipalità di Stari Grad), dal corso principale dello shopping (la via Knez Mihailova), fino al parco storico Kalemegdan, luogo di testimonianze del passato, eccellente per scattare fotografie, ricco di fortezze, cannoni e carri armati utilizzati nelle guerre ormai trascorse, senza tralasciare la zona storico-culturale Skadarlija in cui locali e ristoranti in stile boemo la fanno da padrone. Un piccolo quartiere, quest'ultimo, a misura d'uomo, dove si incontrano le abitazioni di antichi poeti jugoslavi, una sorta di salotto buono della città che però meriterebbe più cura da parte della stessa amministrazione (ndr). Vale anche la pena di fare un salto al tempio di San Sava, la più grande chiesa ortodossa esistente al mondo, dovo soltanto alcuni giorni fa si sono svolti i funerali del Patriarca ortodosso Pavle.
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Spostandosi per le vie principali e le traverse di Belgrado, incontri una miriade di fast food dal sapore poco americano. Solo qualche MacDonalds, al contrario abbondano rosticcerie e panifici (pekara) dove si possono acquistare piatti tipici della cucina serba, come gibanica sa sirom (pasta sfoglia sottilissima avvolta intorno a un impasto di uova e formaggio tipico), burek al formaggio o alla carne con lo yogurt e projara (torta salata a base di farina di mais).
Si può inoltre gustare la famosa pljeskavica, ovvero un mega panino con dentro un hamburger di maiale cotto alla brace, da minimo 150 grammi, da farcire a piacere con yogurt, cipolla, verza, pomodoro, insalata, crauti e chi più ne ha più ne metta.
Un pasto delizioso, per le via di Belgrado, costa inoltre pochi euro. Una pljeskavica, per l'appunto, costa in media 150 dinari (93 dinari valgono oggi un euro). In città si mangia volentieri per strada, mentre ci si sposta per lavoro o per svago, per cui non è insolito incontrare un giovane incravattato o una ragazza curatissima e vestita all'ultima moda addentare uno di questi succulenti panini mentre cammina o dentro il tram.
Famosi sono inoltre gli splav che si incontrano lungo le rive del Danubio e del Sava, ovvero antiche imbarcazioni trasformate in ristoranti, locali e discoteche, in stile moderno o tradizionale, dove con prezzi più che abbordabili, si possono degustare altri prodotti tipici serbi, accompagnandoli con una delle birre nazionali come la Jelen Pivo o la birra Lav. Fra questi piatti si trovano le sarme, involtini di verza acida ripieni di riso e carne. Il tutto sempre condito da un ambiente giovanile e amichevole, disponibile allo scambio interculturale e alla socializzazione. Sono questi i posti più gettonati dalla gioventù belgradese, e dai turisti che vi giungono (anche dall'estero), per trascorrere la notte di Capodanno. Posti quindi fatti a misura della propria COOLPIX, soprattutto quando cala il buio e le luci dei lampioni fanno da cornice.
Fra le contraddizioni di Belgrado vi è senza dubbio il modo per raggiungerla partendo dalle altre città europee: per quanto riguarda l'Italia, se si decide di andarci in aereo, non v'è altro modo se non quello di prenotare, anche online, un biglietto con Alitalia o con Jat Airways, la compagnia di bandiera serba. I prezzi sono più alti di quelli offerti dalle compagnie low-cost, partendo, quando va bene, dai 160 euro andata e ritorno.
L'alternativa, se si parte dal nord Italia, è di raggiungere la capitale in auto: il viaggio è un po' lungo ma poco impegnativo. Partendo per esempio da Milano si attraversa l'Italia fino a Trieste, poi la Slovenia, la Croazia e infine parte della Serbia, percorrendo le autostrade A4, l'A2 e l'A3, ben tenute e prive di curve. Il prezzo della benzina, nei vari paesi da attraversare (Serbia compresa) è molto simile a quello italiano.
La maggiore spesa da mettere in conto per raggiungere Belgrado è però compensata da un costo della vita locale relativamente modesto, se confrontato con quello italiano. Muoversi nel centro città con tram e pullman costa, per esempio, 42 dinari per corsa, meno di 50 centesimi di euro. Un taxi dall'aereoporto al centro anche meno di 10 euro. Altrettanto dicasi per pensioni, alberghi e B&B.
Il passaggio che porterà la Serbia in Europa, dovrebbe completarsi in un paio d'anni e si spera dia alla “città bianca” (così si traduce alla lettera la denominazione serba Beograd) l'attenzione che merita. Un forte segnale di avvicinamento alla Ue arriva dalla decisione ormai ufficiale del Parlamento Europeo di abolire i visti – si prevede che ciò avverrà il 19 dicembre 2009 -, indispensabili fino a oggi ai serbi per varcare i confine dei Paesi dell'Unione. Attualmente circa il 65% della popolazione serba è favorevole all'integrazione da parte della Ue.